IL GRUPPO IN QUESTI 4 MESI

Fra i piaceri dello spirito, il primo a essere percepito è la musica, allorché, subito dopo la nascita, l’uomo vive un’esperienza di straordinaria forza emotiva: la ninna nanna della mamma, semplici note e dolcissime parole, in ogni luogo e in ogni tempo! È forse per questo che la specie umana continua a percepire, magari inconsciamente, la musica – particolarmente il canto – come “necessità”: di ascoltarla o di eseguirla (e, per pochi eletti, di comporla), nelle varie forme via via sviluppatesi e avvicendatesi nei secoli.

Ovviamente, noi parliamo di canto corale: nella nostra provincia, operano stabilmente circa 30 formazioni iscritte all’Aerco (la nostra associazione regionale), quindi oltre 800 coristi, che esaudiscono nell’esperienza del coro la propria “necessità” di musica e di canto. La vita dei cori, particolarmente di quelli amatoriali, oltre al lavoro musicale e artistico (che richiede passione, studio e sacrificio), è caratterizzata dall’aspetto relazionale, assai importante: lo “stare insieme” senza personalismi, l’impegno negli aspetti associativi, la soluzione dei problemi organizzativi, l’attenzione ai fenomeni sociali e infine (perché no?) svago e divertimento, il tutto volendosi bene.

Tutto questo, per noi, è condensato nella nostra denominazione Gruppo Cantori del Fuso. Banalmente, il “movente” principale della nostra attività dovrebbe essere rappresentato dalla parola Cantori (sennò, che razza di coro saremmo?), ma percepiamo nitidamente anche l’importanza della parola Gruppo, che identifica il nostro “stare insieme” come fattore altrettanto importante.

Dalla fine dello scorso febbraio il mondo dei cori, come tanti altri settori di attività, è rimasto fermo. Ragionando “da fuori”, la principale conseguenza di questo blocco è la cancellazione delle manifestazioni già in calendario, ma, all’interno del nostro gruppo (e, crediamo, di quasi tutti i cori), oltre alla forzata astinenza dalla musica, pesa tantissimo l’interruzione della vicinanza fra noi, un disagio via via crescente, fin dall’ultima prova effettuata.

Per il Gruppo Cantori del Fuso il disagio si è di colpo trasformato in dolore e sbigottimento al verificarsi del dramma del nostro Luigi Picchi, uno dei fondatori del coro, cantore fedele, umile, generoso, colpito a tradimento da questo maledetto virus. Luigi non ce l’ha fatta, e se n’è andato verso la fine di marzo: non canterà più con noi, lasciando un vuoto incolmabile. Ci mancherà il suo sorriso rassicurante, che sapeva mettere a proprio agio vecchi amici e nuovi arrivi. E noi, il suo coro, fin qui non abbiamo potuto nemmeno cantare per lui, costretti a rimandare il nostro momento di preghiera, da esprimere certamente col canto, a data futura!

Tuttavia, in questo frattempo, anche sfruttando le tecnologie di comunicazione, abbiamo cercato di mantenere i contatti fra noi, quantomeno nell’esame dei programmi, con lo sguardo al futuro e alla ripartenza, nel tentativo di mantenere lo “stare insieme” anche in assenza del canto e della presenza fisica: speriamo di esserci riusciti!

In questo periodo ci siamo anche raccordati con le altre entità del nostro territorio, espressioni del volontariato, del sociale, della cultura e dell’arte, trovando con esse il giusto affiatamento che ha consentito la partecipazione all’iniziativa “SOSteniamo insieme”.

Ben 15 associazioni operanti sul nostro territorio si sono unite nel “ringraziamento” alle due organizzazioni che hanno svolto uno straordinario lavoro (tuttora in corso) durante l’emergenza Coronavirus: la Croce Azzurra di Traversetolo e la Croce Rossa di Scurano. “SOSteniamo insieme”: è stata una bella esperienza, anche in proiezione futura, che lascia pensare, per le associazioni, a scenari di collaborazione che vadano oltre le finalità specifiche di ciascuna di esse.

Oggi avvertiamo tutti il desiderio e l’esigenza di riprendere l’attività, pur essendo consci delle difficoltà che incontreremo, e della necessità di rispettare le regole per non mettere in pericolo la nostra e l’altrui salute.

Stiamo operando in tal senso, con l’obiettivo di riprendere quanto prima a “far le prove”, magari a piccoli gruppi, magari solo all’aperto! Adottiamo, quale auspicio, lo slogan di questi mesi di pandemia: “andrà tutto bene”!

L’ultimo pensiero lo dedichiamo a chi guida il Paese nella “ripartenza”: governo, regioni, enti territoriali, ciascuno per le proprie competenze. L’auspicio delle associazioni come la nostra è che le autorità preposte non dimentichino e tengano nella giusta considerazione la cultura, anche quella popolare, riconoscendole il ruolo di preziosa risorsa per la vita dei cittadini, anziché relegarla nel mondo del facoltativo o addirittura del superfluo.

La nostra preoccupazione nasce da alcune preoccupantidimenticanze”, speriamo solo temporanee, in settori basilari che riguardano, specialmente, i nostri bambini, gli adolescenti e i giovani. Senza averne nessuna colpa, essi potrebbero ritrovarsi, da adulti, in un mondo peggiore di quello nel quale siamo cresciuti noi: sarebbe imperdonabile!